Intervista a Nino Sommaripa

 

Visto il grande interesse suscitato dalla serata, il Gap ha pensato di intervistare Nino sull'argomento per sottoporgli ulteriori domande e far ripetere i nomi delle piante e dei pesci che ha citato durante la sua magnifica esposizione.
Nino ha gentilmente accettato, e questo è il risultato del lavoro, a cura di Luca Torre.
Ovviamente la seguente intervista è una parte molto più piccola di quanto è stato detto (e fatto) durante l'incontro, e tocca soltanto alcuni punti marginali dell'argomento, per spiegarli meglio.
Ricordiamo che, come al solito, per i soci è disponibile la videocassetta della serata.


D: Ciao Nino.

R: Ciao

D:Prima di tutto ti voglio ringraziare nuovamente per la bella serata che hai tenuto al GAP, e per aver concesso questa intervista.

R: Non c'è di che.

D: La prima domanda è: paludario e acquaterrario sono sinonimi?

R: Letteramente il paludario riproduce un ambiente di palude, in cui l'acqua è ferma, stagnante, mentre il terracquario ha semplicemente una parte sommersa di acqua e una parte emersa. Pertanto l'allestimento così come è stato fatto durante la serata è un terracquario. Nel paludarlo ci sono poche piante, per esempio per riprodurre un mangrovieto, mentre il terracquario riproduce le parti emersa e sommersa di un ambiente pluviale. Il termine paludarlo è più restrittivo, in quanto ha un fondo di sabbia e fango, e comprende pochi e particolari animali, come ad esempio Periophtalmus, granchi violinista (cioè del genere Uca, come Uca pugilator o Uca vocans). E' più difficile realizzare e gestire un paludarlo, vista la struttura del fondo che dovrebbe essere alto per dare la possibilità ai granchi di interrarsi; pertanto si possono creare delle zone marcescenti e anossiche pericolose. E' più difficile realizzare un paludario anche perché in base ai criteri naturali l'acqua dovrebbe lambire, inondare e ritirarsi, e per far ciò occorre utilizzare impianti specifici che alcune ditte (per esempio la Tunze) forniscono ma sono molto costosi. Nel paludario vanno inserite poche piante. Il terracquario, nella parte acquatica, riproduce il letto di un fiume, in particolar modo la parte dove arriva poca luce, ad esempio perché coperta da rami o vegetazione, e di solito si tratta di acque scure.

D:Anche se lo hai già detto durante la serata, posso richiederti i nomi delle piante che sono state usate durante la serata, e magari quali altre piante sono adatte per allestire un paludario?

R: C'erano una Capelvenere [in primo piano, foto 20 NDR], alcuni palmizi, dei giunchi, una Anthurium (la prima pianta, rossa, che è stata inserita [foto 3 NDR]; è tra quelle che più difficilmente si adatta, e vuole una buona umidità dunque il terracquario dovrebbe essere tenuto chiuso), una Dieffenbachia [foto 6 NDR], che è un genere di piante che in terracquario a volte fiorisce, una Dracaena (le Dracaena sono molto indicate per un terracquario; esse vengono spesso vendute in alcuni negozi di acquari, erroneamente, come piante acquatiche), una Fittonia [foto 9, quella con le foglie piccole variegate bianche sulla sinistra in primo piano NDR], uno Spatiphyllum in fiore [foto 24 NDR] una Cordiline [verde a filamenti violacei, foto 14, in basso a destra NDR].
Altre piante adatte sono l'Alternanthera bettzickiana, tutti i tipi di Spatiphyllum, tutti i tipi di Syngonium, la Dracaena sanderiana o variegata, la Fittonia verschaffeltii (eventualmente la varietà rossa), la Dracaena Firebrand, che ha una foglia grossolana di porpora cupo, l'Acorus gramineus varietà variegata o comune o pusilla, l'Ophiopogon japonicus o kyoto, il Cyperus, il Chlorophytum bichettii, il Pothos, il Croton che è di ambienti pluviali, o il Philodendron.
Con una umidità costante di almeno il 60 - 70% (mantenuta ad esempio con un generatore di nebbia) possono essere inserite alcuni tipi di orchidee tropicali, di generi piccoli per vasche di media grandezza: a me piacciono molto alcune a foglia gialla, che contrastino con i colori circostanti).
Come piante acquatiche possono essere usati il Myriophyllum, la Limnophila acquatica che cresce strisciante e può fiorire, l'Alternanthera sessilis, la Salvinia auriculata se c'è una buona illuminazione, il Phyllanthus fluitans, la Pistia stratiotes, Eichornia crassipes anche detta Giacinto d'acqua (che è una pianta depurante; il suo potere di assorbimento dell'inquinamento è tale che essa viene usata addirittura nei depuratori d'acqua industriali; nel Rio delle Amazzoni, nelle zone in cui questa pianta vive, la concentrazione di silicati in acqua è non misurabile; è adatta però a vasche grandi, ha dei bei petali, e genera un bellissimo fiore bluastro), la Lemna, l'Hydroryza aristata, la Trapa natans per vasche grandi, il Limnobium laevigatum, la Riccia fluitans che fuori dall'acqua ha i "rametti" che si ingrossano, assomigliando un po' a una pianta grassa, la Vesicularia anche emersa purchè tenuta sempre bagnata, il Ceratophyllum, l'Azolla filiculoides, il Ceratopteris thalictroides o pteridoides, la Hydrocotyle leucocephala, che tende ad emergere dall'acqua spontaneamente, o tutte le Anubias che in natura sono palustri, o anche il Saururus cernuus, che è una pianta nordamericana dunque accetta temperature minori e se sta in buone condizioni fa rizomi molto grossi ed emette così tanti getti laterali da richiedere frequenti potature.
In ogni caso la stragrande maggioranza delle piante d'acquario può essere coltivata emersa pur di tenere un tasso di umidità di almeno il 70- 80%, e in tal modo si possono osservare, ad esempio, le fioriture di Cryptocoryne, o di Hygrophila, ad esempio corymbosa (Gian Piero Cannata insegna).
Non dimentichiamo molte piante carnivore, ad esempio alcune Drosera, che in un acquaterrario possono trovare un ottimo ambiente per prosperare.
Anche una moltitudine di muschi e felci sono adatti all'acquaterrario. I muschi però devono stare sempre in umido, bagnati.
Comunque si può provare a coltivare moltissime piante in un paludario, tranne quelle grasse o che non vogliono molta acqua. Ciò dipende anche dalla sensibilità e dall'esperienza di chi coltiva le piante. Con un buon pollice verde si ottengono sempre ottimi risultati, mentre a volte persone preparatissime che usano tutte le attenzioni del caso documentandosi e applicando le regole chimiche e fisiche a rigore, ottengono pesanti insuccessi.
Ovviamente si possono scegliere piante che nella parte emersa richiedono un tasso di umidità molto alto e, tenendo l'acquaterrario chiuso, tramite un generatore di nebbia, o una cascata, o un irrigatore che simula la pioggia si mantengono le giuste condizioni. Oppure si possono scegliere piante che possono vivere in ambienti secchi con le radici in acqua, e in tal caso basta nebulizzare le foglie anche soltanto una volta alla settimana nei periodi caldi dell'anno. L'importante è accoppiare piante con le stesse esigenze, e rispettarle.
Unire le piante con colla di acqua e farina allo sfondo è possibile, ovviamente, soltanto in un terracquario che viene lasciato, nella parte superiore, per la maggior parte del tempo all'asciutto.

D:E i pesci?

R: Tutti i pesci di acque basse o di superficie, in linea di massima, sono adatti ad un acquaterrario. Gli anabantidi, ad esempio, sono molto adatti a questo allestimento; infatti sono pesci che sostano presso la superficie, dove possiamo osservarli bene; poichè l'acqua è molto scura, possono utilizzare le loro appendici per lo scopo per le quali esistono in natura, e cioè procurarsi il cibo; infine possono anche riprodursi con facilità. Tra questi prediligo Colisa labiosa o Colisa fasciata, che hanno un comportamento a rincorrersi molto allegro, o Trichogaster leeri,o anche Macropodus chinensis. Sono molto adatti anche i Pantodon buchholzi, che hanno le pinne pelviche che somigliano alle radici delle piante galleggianti tra le quali si mimetizzano, in modo da poter soddisfare il loro istinto di predatori catturando gli insetti che capitano a tiro, e sono adatti a vasche grosse. Anche tutti i tipi di pesce accetta (Carnigella e altri) sono adatti a un acquaterrario, e per vasche molto grosse vanno bene anche gli Scleropages, anche detti pesci Arowana (ad esempio Scleropages formosa, che è un pesce asiatico purtroppo poco reperibile). Anche Steoglossum ferreirai può andar bene. Per biotopi con acqua acida vanno bene pure i Cardinali, o le Rasbora, ad esempio Rasbora kalochroma che a me piace molto. Anche molti tipi di granchi possono essere inseriti in un terracquario, purchè la vasca sia protetta dalle fughe di questi animaletti. Si possono introdurre anche Discus, purchè il livello dell'acqua sia sufficientemente alto, o i Botia di tutti i generi. Un terracquario è molto adatto anche all'allevamento e alla riproduzione dei killifish, sia la specie non annuali che le annuali, in quanto le uova delle non annuali schiudono anche se lasciate in acqua. Tra questi per esempio Aphyosemion australe, o sjoestedtim, o gli Epiplatys, anche detti pesci dai tre occhi, ad esempio Epiplatys dageti o per i terracquari piccoli Epiplatys annulatus.

D: E come anfibi, cosa consiglieresti?

R: Vanno benissimo i rospetti Bombina, per esempio la specie orientalis. Sconsiglio animali più piccoli di questi perché non si vedrebbero mai. Questi anfibi stanno bene in un terracquario a differenza di molti altri perché possono trascorrere molto tempo in acqua, cosa che altri anfibi non amano. Tuttavia si possono introdurre anche salamandre e tritoni, purchè la vasca sia chiusa per evitare fughe. Anche l'Axolotl è un animale particolarissimo adatto ad un acquaterrario. E' una salamandra non metamorfizzata, a differenza di altre salamandre, come Ambystoma mexicanum o tigrinum che sono metamorfizzate.
In linea di massima, comunque, bisogna tener presente di non scegliere animali che crescono troppo e informarsi sempre molto bene sulle esigenze di ogni animale prima di acquistarlo.

D: Durante la serata hai detto che inizialmente non conviene fertilizzare, nè usare un fondo fertilizzato. Quando poi sarà necessario cominciare a nutrire le piante, ed in considerazione che la fauna introdotta è poca rispetto alle piante, consigli di usare una linea di fertilizzanti che contengano anche macroelementi quali azoto, fosforo e potassio, oppure consigli il reintegro di soli microelementi? Oppure non esiste una regola?

R: Come ho detto alla serata le piante inizialmente non vanno fertilizzate perché subiscono un grande shock nel passare dalla terra in cui sono coltivate ad una coltivazione con radici in acqua. Quelle che hanno radici a crescita lenta possono addirittura subire una infestazione di alghe sugli apparati radicali se fertilizziamo da subito. Anche una fertilizzazione nel vaso in cui la pianta è alloggiata in acqua non è opportuna, perché le piante brucerebbero. Successivamente la fertilizzazione in un terracquario può e deve avere dosaggi maggiori rispetto a un acquario, sia perché le piante assorbono tantissimo gli elementi nutritivi, sia perché la scarsità di luce in acqua evita proliferazioni algali. Per i pesci il sovradosaggio di fertilizzante non costituisce alcun problema, e il fertilizzante che deve essere usato è quello classico per acquari. Deve contenere i microelementi come ferro, manganese, magnesio e tutti gli altri , e eventualmente il potassio. Non vedo di buon occhio la fertilizzazione con azoto e fosforo, anche se all'occorrenza può essere adottata. Più che introdurre intenzionalmente azoto e fosforo [tramite ad esempio i prodotti ADA, o Elos, o Seachem che ha addirittura due prodotti separati per questi due elementi] opterei per un fertilizzante che contenga ormoni, come quelli della Azoo: tra questi l'ormone Auxin è adatto a piante che sviluppano radici ma sono prive o carenti di foglie, l'ormone Zeatin è adatto a piante vecchie che mostrano una crescita stentata rispetto al passato, mentre l'ormone Gibberellins stimola la crescita delle radici, e la divisione cellulare.

D: A che temperatura, mediamente, deve essere mantenuto un paludario? Come si realizza la termoregolazione, tramite un classico riscaldatore a bulbo? In tal caso le piante non soffrono per le differenze di temperatura tra acqua e aria?

R: La temperatura deve essere di almeno 26 - 28° C. Mi riferisco in particolare alla temperatura dell'aria. Le piante, comunque, non soffrono affatto per le differenze di temperatura tra acqua e aria: ai tropici si registrano differenze di temperature dell'aria tra giorno e notte di più di dieci gradi. Invece l'acqua ha una temperatura pressoché stabile, per cui tra acqua e aria si registrano differenze di temperatura notevolissime, con l'acqua che di giorno è molto più fredda dell'aria e viceversa di notte.

D: C'è qualche altra cosa che ti piacerebbe dirci?

R: Sì, mi piacerebbe porre l'attenzione, oltre che su come si allestisce e gestisce un terracquario, sopratutto sul perchè lo si faccia. E la risposta è banale: perché e diverso. Si mescolano in esso i due elementi aria e acqua, cosa non possibile in nessun altro allestimento. Infatti, per esempio, a me piacciono molto i muschiari ADA. Il paludario è ambiguo, lascia spesso dei dubbi per quel suo "si vede e non si vede", "c'è o non c'è", "è vivo o è morto", interrogativi che a volte ti lasciano senza risposta. I buddisti dicono : "Perchè ci deve essere per forza una risposta?" . Un paludario è come un giardino in casa, a volte d'estate ospita farfalle, o lascia fiorire delle piante che in nessun altro modo potrebbero farlo.

D: Nino, sei stato veramente gentilissimo. Se in futuro abbiamo bisogno di te, c'è un modo per poterti rintracciare?

R: Sì, potete trovarmi al numero 081 266612

D: Grazie ancora, Nino! Prima di salutarti, però, dovrei chiederti un ultimo favore: visto che ora conosci un po' il GAP, e sai che il suo scopo è quello di favorire lo scambio di informazioni e aumentare la cultura acquariofilia, che è una cosa per la quale tu ti sei sempre battuto, possiamo contare su di te per un po' di pubblicità?

R: In un certo senso lo sto già facendo. Ultimamente ho dato i recapiti del GAP a tre ragazzi che stanno allestendo un biotopo "Castelvolturno". Allestire i biotopi nostrani è una cosa diffusa al nord ma che raramente si fa qui da noi, e per questo ancora più interessante.

D: Grazie ancora, e a presto!

R: Ciao.

 

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